Non è dato acciuffare il filo che regge la storia dell’ultimo film di David Lynch, Leone d’Oro alla carriera 2006.
Inquietanti profezie di una strana vicina di casa cedono il passo a uno spettacolo con tre conigli in abiti umani. La simbologia lynchiana è al solito ricchissima e inavvicinabile e ci imprigiona in una claustrofobia d’immagini caleidoscopiche, tutte sospese nel mistero.
Un cinema che si fa enigma e cede lo scettro alle immagini, tre ore adatte a lynchiani fedeli e cinefili agguerriti. Da segnalare la bravura straniante di Laura Dern.




